L’amico Petronio Malagoli ha scritto “la vera historia del Trelleborg di Gattatico“, un divertente prequel di Viking Connection che, di seguito, riporto integralmente con gratitudine per la sagacia, la simpatia ed il graditissimo supporto. Se anche tu hai contributi relativi a romanzi, non esitare ad inviarmeli e sarà mia cura condividersi su questo blog e sulla pagina Facebook.
Viking Connection

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Questa historia è tratta da un manoscritto inedito di Paolo Diacono che, sulla via del successo editoriale di Historia Longobardorum, scrisse anche Historia Vichingorum

La vera historia del Trelleborg di Gattatico.

Quando, dopo venti lune di navigazione, sulla nave vichinga cominciarono a scarseggiare lo stoccafisso, il baccalà e le aringhe affumicate, il comandante Renz decise di avvicinarsi alla costa per trovare un approdo.

Il timoniere Skip diresse il battello verso un’insenatura che sembrava un fiordo ma dopo un breve tratto la chiglia grattò il fondo sabbioso; si erano infilati nella foce del Magra.

A forza di braccia e di irripetibili imprecazioni riuscirono a mettere la prua in direzione del mare aperto. Il cartografo di bordo Petr consultò il suo atlante stampato su pelli di renna e suggerì di procedere verso Est alla ricerca del porto di Luna. Non potevano non trovarlo !! Era protetto da ciclopici muraglioni ed era attrezzato per l’attracco di qualsiasi tipo d’imbarcazione.

Nascoste le armi, sbarcarono, compilarono i moduli richiesti dalle diffidenti Autorità Portuali liguri, dichiarando di essere pii, virtuosi pellegrini diretti a Roma e chiesero di poter comprare pane e crauti.

La visita alla città confermò quanto descritto dalle agenzie turistiche di Bodo: belle ville, negozi con ogni ben degli dei, gente vestita con sontuosi abiti, chiese, arena, biblioteche, lupanare, Il paradiso degli eroi, descritto dai Vecchi Saggi, era certamente così.

Constatata l’assenza di uomini armati, all’imbrunire risalirono sulla nave per recuperare le armi.

Fu un gioco da ragazzi: dopo qualche randellata in testa gli abitanti scapparono in massa verso le colline lasciando la città in mano ai predoni.

Il bottino fu enorme e tutta merce griffata: vasi con la scritta “Made in Sicilia, Importatore Verre Spa”, altri quasi uguali ” Made in Catai”, monili, “Florentia Design”, zamponi “Coop Mutina”, monete d’oro romane, bizantine egiziane, greche e statue in avorio, bronzo, marmo, giada ed argento; tutta merce pregiata “Made in Catai”.

Senza l’aiuto delle renne, con tutto quel bottino sulle spalle, fu un’impresa faticosa raggiungere il porto, dove li aspettava la loro nave, ma… la nave non c’era più. Sul molo trovarono un cartello: Grazie!!! Torno subito. Ossequi alla Signora. Renz riconobbe subito l’autore di quel biglietto da visita, scritto in bei caratteri runici. Muss, il ladrone di barche aveva colpito ancora. Ladrone si ma sempre gentiluomo.

Durante la notte, dopo un rito propiziatorio, celebrato da Monsignor Paro, il cappellano di bordo, il Consiglio degli Anziani stabilì che non rimaneva altro da fare che raggiungere la patria a piedi.

Renz alzò il pugno sinistro verso il cielo, non per salutare i compagni né per inveire contro gli dei ma per calcolare quanto era distante la loro patria.

La stella polare era alta due nocche sull’orizzonte, mentre a casa sua era alta ben quattro nocche. Fece un calcolo mentale con i numeri runici ed annunciò che in solo 55 lune avrebbero ritrovato le loro famiglie.

Costruirono delle slitte, caricarono il bottino e, canticchiando una marcietta imparata dai guerrieri germani, si avviarono verso Nord. Fortuna volle che sulle prime colline incontrassero buona parte dei cittadini fuggiti da Luna. Catturarono gli uomini più robusti, per costituire le mute che avrebbero trainato le slitte e, per un questione di costi – benefici, caricarono anche una ventina di ragazze, tutte rigorosamente more. Quelle si che erano belle donne, non quelle stangone bionde, e slavate svedesi!!!

Il giorno successivo giunsero ad Aulla. Impensabile mettere a sacco anche quella cittadina presidiata da una guarnigione di nerboruti mercenari: meglio presentarsi come mercanti. Su un banchetto improvvisato esposero suppellettili in argento, alcuni abiti prêt à porter, made in Lutetia ed un paio di ragazzotte. Riuscirono a barattare parte della merce in cambio di un barile di aringhe del Catai, ma nessuno volle le brunette, nemmeno i nerboruti mercenari che prenotarono invece un carico di bionde stangone svedesi. De gustibus…

Renz si rese conto che il travestimento da mercanti era stato una buona idea ma poteva destare la cupidigia di qualche ladrone lungo il percorso verso Pons Tremulus, decise perciò di inviare degli esploratori in avanscoperta, come era solito fare quel generale romano, citato sul suo libro di storia. Gli esploratori ritornarono… nudi. Che vergogna !!! Loro onorati pirati, onesti saccheggiatori, esimi razziatori, farsi derubare da ladruncoli da strada

Petr suggerì di percorre la “Strada delle cento miglia” antica via dell’ “Itinerarium Antonini”, un impervio tracciato che superava le montagne al Malpasso, l’odierno Lagastrello.

Ai bordi della strada, molto accidentata, c’erano ancora pietre miliari romane ed a Tavernelle transitarono su un ponte costruito dai legionari, era lo stesso ponte su cui tre secoli prima erano transitati i Longobardi di Rotari per affrontare i Bizantini – Romani sullo Scoltenna.

Tutto filava; liscio le uniche grane furono piantate dalle ragazzotte more che si rifiutarono di continuare la dieta a base di arringhe affumicate e furono costrette a raccogliere funghi, bacche e castagne con effetti catastrofici per le loro manine. Per tenerle calme Petr mostrò loro la carta dove nei pressi del valico figurava il simbolo di una mano, certamente l’insegna di un manicure, anche se il bugiardo sapeva che era la “mano patente” simbolo di un ospedale aperto a tutti ” Patet omnibus”.

Una delegazione raggiunse l’Ospizio di Linari, gestito dai Benedettini, per comprare liquori ed unguenti, al loro rientro giurarono che la “Maison de Beauté” era chiusa per una vertenza sindacale.

La discesa lungo l’Enza fu piacevole. Le slitte scivolavano lungo prati fioriti, le ragazze potevano finalmente lavarsi, anche se gli anziani vichinghi ritenevano poco igienica la strana abitudine degli Italici di bagnare la pelle con acqua invece di cospargerla con il grasso di lontra.

Ogni valle portava nuovi gradevoli odori che incuriosivano i rudi guerrieri e mandavano in visibilio le schiave lunigiane che interpretavano ogni sfumatura di quei deliziosi profumi:

  • Dio mio!!! ma quella è la torta di castagne,
  • Che goduria !!! quelle sono le lasagne verdi, condite con il ragù di carne, proprio come faceva mia zia di Berceto,
  • Scommetto che stanno affettando un salame di Felino, me le regalò cinque fette il nostro pizzicagnolo in occasione del mio diciottesimo compleanno,
  • Che delizia!!! stanno preparando gli anolini, sento il borbottio dello stracotto di asina che sta cuocendo, irrorato dal vino che cade goccia a goccia …
  • Sostenetemi, mi sento svenire !! quella è la famosa torta fritta e …

Svenne nelle braccia di Thor, un atletico vichingo, 1,90 al garrese.

Superata la via Emilia, poco praticabile per l’assenza di manutenzione, furono investiti da effluvi di aromi deliziosi, mai sentiti prima. La più golosa di tutte chiese ad un monaco di passaggio che cosa fosse quel profumo divino. Il chierico errante, un po’ imbarazzo rispose:

  • Come sorelle, non conosce il salume che viene dalla Bassa, chiamato cul… scusate: sederello ?

 Raggiunto Tannetum, ridotta a pochi ruderi, il Consiglio degli Anziani convinse Renz a interrompere il viaggio e svernare in quella località abitata da gente pacifica e dai gusti gastronomici raffinati.

Tutti accolsero favorevolmente la notizia. I guerrieri con le scarpe logore intendevano comprare nuove calzature presso un calzolaio di Parma che aveva in passato fornito ad un viandante, divenuto santo, un modello indistruttibile; per gli uomini da slitta era l’occasione per costruire ruote in lega leggera; le fanciulle avrebbero potuto scambiare ricette con le massaie emiliane e cucinare cibi decenti per quei biondoni che, tutto sommato non erano poi così cattivi

In effetti, da quando era stato superato il valico, qualcosa era cambiato nei rapporti tra barbari e prigionieri. L’unico atto violento lo commise la golosona, quando strappò dalla bocca di un bambino due palmi di tosone appena tagliato.

La sindrome di Taneto anticipò di un millennio quella di Stoccolma. Il fatto che la nazionalità dei rapitori fosse sempre la stessa è puramente casuale… o no ?

Un parte degli anziani che non vedeva di buon occhio i cordiali rapporti tra i fieri guerrieri del Nord e gli smidollati Padani e che soprattutto temeva un imbastardimento delle tradizioni e dei riti tramandati dagli avi di discendenza divina, costituì una società segreta, per tutelare, anche con violenza, la purezza della loro razza.

Non fu difficile convincere gli altri membri del Consiglio degli Anziani a far erigere un piccolo trelleborg che probabilmente sarebbe stata anche la loro ultima dimora. I giovani Vichinghi, commossi ubbidirono…

Per sapere come andò a finire, consiglio la lettura del bellissimo libro Viking Connection di I.L. Federson.

Buona lettura.”

 

Avevo detto che si trattava di un divertente prequel di Viking Connection!
Come sempre, grazie per il tuo supporto e per i commenti che vorrai postare. Mantieni monitorato il sito e la pagina Facebook del romanzo per essere sicuro di non perderti le curiosità e l’uscita dei prossimi romanzi. Non dimenticare di scrivermi e farmi avere i tuoi giudizi, critiche e pensieri in libertà e farò il possibile per risponderti non appena possibile – I L Federson

6 Responses to “Un divertente prequel di Viking Connection”

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